Una serata speciale, che ha toccato la mente e il cuore di un centinaio di partecipanti, attenti e coinvolti nell’ascolto delle cinque testimoni della forza delle donne nella cura degli altri: Alessandra Aimar, logopedista e psicologa con tanto studio e tanto interesse per la professione scelta; Silvia Odisio, medico per passione, prima con il 118 e poi come medico di medicina generale; Clotilde Ponso, farmacista un po’ come “figlia d’arte” e un po’ per interesse per la materia; Costanza Lerda, assistente sociale in pensione, con attività sul territorio e con l’équipe adozioni; Elisabetta Grobberio, sorella della Città dei ragazzi di Cuneo, missionaria nel campo profughi di Kakuma, in Kenia.

Dopo l’introduzione della presidente, sono interventi il sindaco Enzo Garnerone, a nome della Banca di Caraglio il vicepresidente Enrico Armando e la consigliera Tiziana Streri, la dirigente scolastica Cristina Bersani, portando ciascuno il proprio pensiero sul cammino delle donne e sulla festa dell’8 marzo.

Nelle interviste, brillantemente condotte da Giuliana Marro, le cinque signore si sono confrontate su tematiche importanti, si sono ascoltate a vicenda, hanno condiviso esperienze e vissuti, in un clima di grande serenità e semplicità.

Dopo aver raccontato le motivazioni della scelta, i temi trattati sono stati le fragilità e le povertà di oggi, i cambiamenti nella famiglia, alcuni aspetti relativi al proprio lavoro.

Impressionanti alcune constatazioni: il bisogno molto diffuso di parlare e di essere ascoltati, che si registra anche nelle professioni sanitarie; i tanti necessari invii agli psicologi e i problemi economici per poter affrontare una terapia seria; il ruolo genitoriale diverso dal passato ma molto fragile (“genitori persi alla ricerca di uno stare bene personale non ben definito”, “genitori più in difficoltà dei figli”), le diverse conformazioni delle famiglie viste soprattutto dall’ottica dei servizi sociali e nei campi profughi africani, il ricorso agli psicofarmaci per reggere lo stress del lavoro, i tantissimi bambini seguiti dai centri specializzati…

E ancora i disagi emersi fortemente durante il Covid, i cambiamenti avvenuti nelle professioni dopo la pandemia, i pregiudizi nei confronti dello psicologo o dell’assistente sociale. Ha ben chiarito Costanza: “Noi non rubiamo i bambini alle famiglie. Noi cerchiamo famiglie per bambini e non bambini per famiglie”.

Ma anche tante le cose belle. Tutte e cinque le intervistate concordano che, nel campo della cura, quanto si cerca di dare è ampiamente ripagato da quanto si riceve; anzi, si può ricevere di più: essere riconosciuti e salutati dopo molti anni, mettere a proprio agio un bambino con problemi, incontrare donne forti nella povertà di una zona di guerra, essere scelti come destinatari delle confidenze altrui. Anche qualche fallimento, ovviamente: come vedere la persona che pensavi di aver convinto a non fumare più che si accende la sigaretta proprio davanti a te.

E poi c’è stata la musica: un’autentica sorpresa la presenza di due giovani seri, appassionati e preparati: accompagnato al pianoforte dal caragliese Nazareno Fusta, con studi in pianoforte, organo e clavicembalo, ha cantato Denis Bongiovanni, baritono, di Montanera. Una voce “spaziale”, ha detto qualcuno, con un’aria dalle Nozze di Figaro (Non più andrai farfallone amoroso) e tre canzoni di Francesco Paolo Tosti e Eduardo di Capua, tra cui la famosa “Maria Marì”.

Una serata all’insegna della semplicità, della verità, della condivisione.

Qualche commento: “persone vere, sincere, da apprezzare”; “tanta esperienza, tanta passione, tanta umana condivisione”; “eravamo in tanti ma tanti di più potevano portarsi a casa qualcosa di bello dalla serata”; “pubblico attento e storie interessanti”.

E oggi, una cosa curiosa: ci ringraziamo a vicenda, noi ringraziamo le nostre ospiti e loro ringraziano noi per averle coinvolte: eppure hanno giocato pezzi di vita non da poco, si sono messe a nudo, hanno condiviso e “confidato” tanto, perché le donne sono così: nelle attività di cura, si giocano il massimo di loro stesse.

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Qualche frammento di canzone, con la voce di Denis e le note di Nazareno